19 Luglio 2010

Arriva la “SCIA” - le misure di semplificazione del maxi-emendamento

La vecchia dichiarazione di inizio attività (DIA) sta per scomparire dall’ordinamento italiano. La manovra correttiva del Governo, ai più nota per il pacchetto di misure draconiane in tema di finanza e spesa pubblica, costituisce anche il punto di arrivo delle misure di semplificazione introdotte dai ministri Calderoli e Brunetta. A tale riguardo, la manovra introduce la Segnalazione Certificata di Inizio Attività, altresì nota come SCIA.

Queste le caratteristiche più importanti della SCIA:

  1. si tratta, per cominciare, di uno strumento simile alla DIA, almeno nella logica a fondamento. In sostanza, lo strumento consente a coloro i quali richiedono una concessione o una licenza (o, più in generale, sollecitano un’attività esecutiva da parte della pubblica amministrazione) di presentare istanza corredata con la documentazione necessaria e iniziare lo svolgimento dell’attività. Di qui la natura di strumento di semplificazione. La SCIA (come in precedenza la DIA) consente di aggirare tutte le lungaggini burocratiche che precedono lo svolgimento di attività da parte di privati. Naturalmente l’amministrazione svolge le verifiche del caso e, se riscontra irregolarità, concede al richiedente un termine masimo per adeguarsi alla normativa.
  2. Al pari della DIA, poi, anche la SCIA incontra dei limiti. Non vi si può ricorrere nel caso delle attività a prevalente carattere finanziario, nelle questioni di giustizia, immigrazione, asilo, pubblica sicurezza, ecc. Anche qui la logica è semplice: la semplificazione è pensata per agevolare le attività di natura economica e imprenditoriale e non per sostituire l’attività regolatrice pubblica.
  3. Infine, sebbene le finalità (e alcuni importanti aspetti disciplinari) tra SCIA e DIA siano simili (o addirittura identici) le due figure presentano una differenza importante quanto agli scopi. Mentre infatti la DIA nasceva come figura di semplificazione pensata per favorire l’impresa privata, ma non necessariamente limitata a quest’ultima, la SCIA ha come primo e principale obiettivo quello di consentire alle piccole imprese un più agevole ingresso sul mercato.

é proprio il terzo punto quello che merita qualche riflessione critica. Fermo restando che, in attesa dei regolamenti di attuazione, al momento non è possibile conoscere in dettaglio e discutere della disciplina dell’istituto, la mia impressione è che misure di semplificazione come quella in oggetto non siano da sole in grado di agevolare l’iniziativa economica privata. La riduzione degli oneri burocratici è uno strumento utile nella misura in cui si accompagni a misure incentivanti a favore delle attività economiche. In francia, ad esempio, le misure di stimolo all’economia approvate dall’Esecutivo comprendono un sostanzioso pacchetto di semplificazioni a favore delle imprese, coniugate però con altrettante agevolazioni fiscali. Così anche nel caso statunitense. In quest’ultimo caso l’amministrazione Obama si è spinta oltre, arrivando ad introdurre misure di natura protezionistica a favore delle imprese nazionali (è il caso della cd. “buy America clause“). Nel caso nostrano la logica della semplificazione perde un tassello importante nel momento in cui omette di supportare lo svolgimento di attività imprenditoriali nella fase successiva allo start-up.

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5 Commenti a “Arriva la “SCIA” - le misure di semplificazione del maxi-emendamento”

  1. rosario raudino scrive:

    Condivido appieno, specie la parte finale delle riflessioni del Dott.Sgueo La verità è che nel ns Paese non si è mai (voluta) impostare una coerente politica di start up per le le piccole e medie imprese, fatta di concrete agevolazioni fiscali e non di belle promesse destinate a rimanere sulla carta_ Ciò anche quando le specifiche condizioni ambientali lo avrebbero ben consentito: mi riferisco, solo a titolo esemplificativo, alle ‘zone franche’ da istituire nel Sud e nelle aree economicamente depresse, nel qual caso praticamente NULLA ha fatto seguito ad una prima individuazione dei territori (basti l’esempio siciliano, ma anche in altri contesti non credo sia andata meglio)
    Ancora complimenti x la chiara esposizione delle novità normativa_ rraudino

  2. Marco Alfano scrive:

    Lavorando come professionista in Sicilia (area depressa per eccellenza), non posso che plaudere ad ogni tentativo di semplificazione burocratica.
    Assisto infatti giovani di belle speranze che messi di fronte alla burocrazia derivante dall’apertura di un’attività economica si arrendono per mancanza di fondi e di tempo necessari per stare dietro a tale “cattiva” burocrazia.
    Un esempio può chiarire il disagio: un tabaccaio cede l’attività da padre a figlio l’11/02/2008, in sede di cessione ci si accorge che l’immobile di proprietà del padre era dotato di abitabilità in luogo dell’agibilità. Ad oggi la pratica per il cambio di destinazione d’uso è “bloccata” presso gli uffici preposti al cambio esponendo il mio cliente a sanzioni per mancata iscrizione alla CCIAA all’INPS e all’INAIL tutti enti che vogliono la DIA dell’ufficio Annona…. a buon intenditore poche parole!

  3. Marco Alfano scrive:

    PROVOCAZIONE:
    Forse con la SCIA ed il termine perentorio per regolarizzare posizioni dove si è riscontrata qualche irregolarità si potrà dimostrare l’inefficienza degli uffici pubblici???

  4. Gianluca Sgueo scrive:

    Il caso riportato dal lettore è emblematico della disfunzionalità di certe amministrazioni locali, anche se l’esempio non strettamente pertinente con la SCIA ed è comunque sbagliato ragionare per generalizzazioni (esistono anche molti casi virtuosi).
    La SCIA (come anche la DIA che l’ha preceduta) non è pensata per svolgere la funzione di “cartina di tornasole” delle inefficienze della P.A. Però a ben vedere una funzione sanzionatoria indiretta è comunque presente. Laddove l’amministrazione ometta di operare i controlli necessari sull’attività privata entro il termine concesso, convalida tacitamente l’operato del privato e si preclude la possibilità di interventi tardivi. Ciò significa, da una parte, la certezza per l’operatore privato di poter procedere con la propria attività. Dall’altra parte, l’amministrazione perde credibilità presso la comunità, con tutte le ulteriori conseguenze in sede di elezioni dei vertici.

  5. claudia ascione scrive:

    mi permetto di introdurre nella conversazione un’ulteriore chiave di lettura che prende spunto dalle Vostre riflessioni ma che approda ad un risultato diverso. Il combinato disposto delle norme interne al nostro ordinamento (che prevedono sistemi autorizzatori per l’esercizio di un’attività e l’erogazione di un servizio), e delle recenti direttive europee (pensiamo su tutte alla direttiva servizi) mostra dei risultati deludenti sia per gli operatori che per i destinatari del servizio.
    a quell’ottica di maggiore e veloce circolazione di persone e beni difesa dall’Unione Europea, noi rispondiamo con sistemi cavillosi e burocratici carenti di efficienza e certezza delle tempistiche di conclusione (il silenzio assenso non è sempre la migliore delle soluzioni).
    Ben vengano allora tentativi di semplificazione che hanno un duplice positivo effetto: agevolare i privati nell’ingresso al mercato e responsabilizzare le amministrazioni rafforzando un sistema di controllo pressocchè inesistente.
    E’ questo il punto su cui concentrare la riflessione: la verifica concreta di come l’amministrazione tutta (sia centrale che locale) saprà riisegnare le proprie strutture e veicolare le proprie risorse per effettuare i controlli. Le sfide quindi sono due: agevolare le imprese, modernizzare le amministrazioni. E si possono realizzare con lo stesso strumento.

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