10 Marzo 2010

Le proposte shock per il sud d’Italia

Da qualche giorno è in corso di presentazione in Italia il nuovo libro di Francesco Delzio, dal titolo “La scossa. Sei proposte shock per la rinascita del Sud“. Ho avuto il piacere di assistere alla presentazione del libro a Roma, presso l’I-Com, istituto per la competitività, e partecipare al dibattito che è seguito.

Mi soffermo sulla proposta che più ha colpito la mia attenzione, che interessa uno dei punti più delicati delle politiche pubbliche di questi anni: la regolazione dell’istruzione superiore. La proposta di Delzio può riassumersi così: è necessario fare del sud d’Italia un settore di investimento per le imprese, accrescerne l’appeal. Per ottenere questo risultato, è opportuno partire dalla formazione dei più giovani, aumentando il numero di laureati in materie scientifiche (ingegneria ad esempio) e riducendo in proporzione quello dei laureati in materie umanistiche (tradizionalmente le materie più “gettonate” al sud d’Italia). La proposta di Delzio è allora quella di “sospendere” il pagamento delle tasse universitarie a favore degli iscritti alle materie scientifiche. Si darebbe così un incentivo forte ai giovani intenzionati ad iscriversi alle facoltà tecniche. Aumenterebbero, di conseguenza, il numero di ingegnieri e tecnici del sud. Ciò consentirebbe, da una parte, di arginare il flusso migratorio dei (pochi) laureati in materie scientifiche, attratti dalle imprese del nord o dalle aziende estere. Dovrebbe, inoltre, favorire la ricollocazione di centri di produzione industriale nel sud Italia, dando origine ad un circolo virtuoso in cui il maggior numero di laureati in materie scientifiche attrae più imprese, e favorisce in ultima battuta l’economia del sud.

Naturalmente ho semplificato molto la proposta di Delzio, limitandomi ai tratti essenziali. Mi interessa qui svolgere alcune riflessioni a corredo di questa. Si tratta di una proposta che non mi convince per due aspetti. Anzitutto, perchè incentiva l’iscrizione alle facoltà scientifiche insistendo su un criterio prevalentemente quantitativo, senza considerare che un elevato numero di laureati non è necessariamente indice di un elevato numero di “buoni” laureati. E poi perchè la proposta non spiega in che misura il più elevato numero di laureati possa accrescere l’interesse delle imprese per il sud. Si potrebbe obiettare che, pur con gli incentivi proposti da Delzio, nulla impedirebbe ai più bravi di partire per il nord Italia o per l’estero, attratti da offerte più vantaggiose.

Suggerisco allora due correttivi alla proposta di intervento pubblico del volume in commento:

  1. Il primo correttivo fa riferimento alla riforma degli atenei. Secondo l’autore c’è già un buon impianto di università nel sud. Si tratta di un’affermazione condivisibile. Quello che, a mio giudizio, manca è un centro di formazione dell’eccellenza. Qualcosa che assolva le medesime funzioni della Ecole nationale d’administration francese, oppure alle grandi università americane e inglesi. A questo centro dovrebbe essere affidato il compito di reclutare i più bravi, dare loro una formazione approfondita e specializzata, creando così tecnici super-specializzati in grado di attirare l’interesse degli imprenditori.
  2. Ma il primo correttivo, da solo, non basta. Credo sia necessario modificare anche i piani di formazione, curando da una parte la formazione manageriale dei futuri laureati e specializzati; e dall’altra parte sostenendo più attivamente con la spesa pubblica l’imprenditoria giovanile del sud. Con questa soluzione si potrebbe garantire ai più giovani la possibilità di avviare un’attività commerciale autonomamente. Gli incentivi pubblici garantirebbero uno snellimento delle trafile burocratiche e dei vincoli amministrativi per “fare” impresa, contrastando di conseguenza il fenomeno dell’emigrazione dei più competenti.

Alla base della discussione resta un punto fermo. Non bastano (e anzi si sono rivelate fallimentari) le politiche pubbliche a sostegno del sud da sole. Nè sono serviti gli incentivi all’economia locale. é necessario oggi più che mai investire sulla formazione universitaria e sulla ricerca. si tratta di un investimento lungimirante e faticoso, perchè non è destinato a dare frutti nell’immediato. Eppure sono gli atenei italiani (in numero minore a quelli oggi presenti, ma questo è un altro discorso) il punto di partenza per la rinascita del sud e, forse, di tutta l’Italia.

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2 Commenti a “Le proposte shock per il sud d’Italia”

  1. claudio di franco scrive:

    Sono d’accordo.

    Gli incentivi, perù, sono erroneamente definiti, in quanto rappresentano compensazioni delle penalizzazioni connesse con il territorio ( carenza di infrastrutture materiali e di servizi - a cominciare dalla scuola -, cultura del lavoro, decentramento ripetto al mercato, esclusione dagli input formativi ed informativi sul mercato, ecc. ).

    Il problema si risolve con la rimozione delle penalizzazione, ma……… nel contempo…….

  2. Corrado Crocetta scrive:

    Non sono completamente d’accordo con quanto affermato.
    Il flusso di finanziamenti pubblici a sostegno dell’economia e delle università del Sud spesso si è rivelato un ostacolo alla crescita e non un volano per la crescita.
    Servirebbe un nuovo insieme di regole per il riparto delle risorse che premi le istituzioni virtuose indipendentemente da dove siano.
    Tale sistema dovrebbe essere però trasparente, semplice e costante nel medio lungo periodo, in modo tale da dare il tempo alle istituzioni di riorganizzarsi per risultare virutose rispetto ai nuovi criteri.

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